Fino al 7 giugno con la mostra “Pedro Cano: Siete a Roma” l’omaggio della Città Eterna al grande artista.
L’anteprima della mostra doveva ancora aprire e già una fila si è formata al Casino dei Principi di Villa Torlonia per la mostra di quello che è stato definito il più grande artista contemporaneo spagnolo Pedro Cano. L’esposizione promossa da Roma Capitale e dalla Sovrintendenza capitolina ai Beni culturali rende omaggio ad uno dei suoi figli che giovanissimo si spostò dalla sua Blanca, nella Murcia spagnola, grazie alla vittoria nel 1969 del Prix de Rome presso l’Accademia di Spagna. E nella mostra “Pedro Cano: Siete a Roma” si racconta un Cano in qualche modo bipolare. Non a caso anche il catalogo ha un originale allestimento con due copertine. Da un lato il Cano rassicurante degli acquerelli colorati, ben quarantotto, che ritraggono le bellezze di Roma con varie luci e sfumature, dall’altro un Cano che ricorrendo al bianco e nero e all’olio diventa riflessivo denunciando la sofferenza dell’uomo. Un bipolarismo che è anche spaziale. Se al piano terra infatti sono in mostra le “cartoline” di Roma nello stile unico di Cano, al primo piano, quasi come in una galleria che volge all’introspezione, sono esposte le tele della riflessione. Sette trittici – Gioco, Lavoro, Biciclette, Interni, Salto, Attesa e Carico – per un totale di ventuno opere. In questo ciclo l’artista affronta temi come la migrazione, l’ingiustizia, il lavoro, la sofferenza, temi ai quali tenta di dare risposte con le opere che parlano di solidarietà e aiuto reciproco. “La sequenza dei trittici – si è scritto – costruisce una narrazione per immagini che invita alla riflessione e all’empatia”. Realizzate tra il 2018 tra il 2018 e il 2019 queste opere sono state esposte nella Chiesa della Veronicas di Murcia, nel 2023, alla Casa de Vacas di Madrid e a novembre 2025 nella chiesa della Misericordia a Palma de Mallorca.
Pedro Cano, per l’occasione, è in splendida forma nel suo elegante completo. Riserva sorrisi, abbracci e selfie. Dedica un saluto ad ognuno dei tanti amici tra i quali i tanti giunti da Anguillara dove l’artista ha vissuto per decenni detenendo una splendida casa nel centro storico con affaccio sul lago di Bracciano.
Pedro Cano, ho letto che quando ti hanno dato la targa dei re di Spagna sei stato definito uno dei maggiori pittori spagnoli contemporanei. Quindi Pedro Cano come Dalì, come Picasso? Che mi dici a riguardo?
La cosa più bella è il sapere che non soltanto alla famiglia reale piacciono le mie cose, piace alla gente di strada che è la cosa più importante del mondo. E infatti io faccio un’arte che non ha bisogno di grandi storie e molta gente semplice ne usufruisce come anche persone che hanno una mente più privilegiata. E’ molto importante.
Il ritorno a Roma con questa mostra, come lo senti emotivamente?
Veramente molto bello. Guardati intorno che bella intenzione, che bello questa quantità di gente che è venuta qua.
La mostra, che resta aperta al pubblico fino al 7 giugno 2026, è curata da Giorgio Pellegrini ed è stata ideata dalla Fundaciòn Pedro Cano col sostegno, tra gli altri, dell’Istituto Cervantes. E’ realizzata nell’ambito del progetto della Sovrintendenza capitolina legato allo studio e alla conoscenza di figure di artisti operanti a Roma nel XX secolo e che con la città hanno costruito una relazione privilegiata e un forte legame di appartenenza contribuendone alla vita artistica e culturale.

