Russia-Ucraina: Intervista all’analista geopolitico Yari Lepre Marrani 

Alla luce delle dichiarazioni odierne di Putin che riguardo la pace tra Russia ed Ucraina vorrebbe riferirsi agli accordi di Istanbul del 2022 lei, quale analista geopolitico, ritiene la pace più vicina?

Le dichiarazioni di Vladimir Putin sugli accordi di Istanbul del 2022 rappresentano certamente un segnale politico importante, ma non credo che possano essere interpretate automaticamente come un reale avvicinamento della pace. Gli accordi discussi nella primavera del 2022 nacquero in un contesto strategico completamente diverso da quello attuale: da allora il conflitto si è protratto per anni, si sono consolidate nuove realtà militari sul terreno e sono aumentate sia la sfiducia reciproca sia il coinvolgimento internazionale. Il riferimento di Mosca a quel quadro negoziale appare soprattutto come un tentativo di fissare una base di partenza favorevole ai propri interessi strategici, in particolare per quanto riguarda lo status dei territori occupati e le garanzie di sicurezza richieste all’Ucraina. Tuttavia, Kiev continua a considerare inaccettabili alcune delle condizioni che erano state discusse nel 2022, ritenendo che esse limiterebbero la propria sovranità e la propria capacità di difesa futura. Pertanto, ritengo che la pace non sia necessariamente più vicina solo perché si torna a evocare il dossier di Istanbul. Piuttosto, siamo di fronte a una fase in cui entrambe le parti cercano di influenzare la futura agenda negoziale. Un vero progresso verso la pace richiederà non solo dichiarazioni pubbliche, ma anche concessioni concrete e reciproche che, al momento, non sembrano ancora emergere con chiarezza. In altre parole, vedo un possibile riavvio del dialogo diplomatico, ma non ancora le condizioni per un accordo definitivo nel breve periodo.

L’atteggiamento dell’Europa è piuttosto ambivalente. Guardando alla ricostruzione mantiene l’appoggio all’Ucraina ma non interviene nel conflitto in Medio Oriente. Come giudica questo atteggiamento?

L’atteggiamento europeo appare effettivamente caratterizzato da una certa ambivalenza, ma va letto alla luce di contesti strategici differenti. Nel caso dell’Ucraina, l’Unione Europea considera il conflitto come una minaccia diretta alla sicurezza del continente e all’ordine internazionale fondato sul rispetto della sovranità degli Stati. Per questo motivo ha sostenuto Kiev sul piano economico, politico e militare, e già guarda alla futura ricostruzione del Paese.

In Medio Oriente, invece, l’Europa si trova di fronte a uno scenario più complesso, nel quale convivono interessi divergenti tra gli Stati membri, rapporti consolidati con diversi attori regionali e una capacità di influenza politica e militare molto più limitata. Ne deriva una posizione spesso meno incisiva e più frammentata. Da un punto di vista critico, questa differenza di approccio alimenta accuse di doppio standard, poiché principi richiamati con forza nel caso ucraino sembrano essere applicati con minore determinazione in altre crisi. D’altra parte, i governi europei sostengono che non tutti i conflitti presentano le stesse implicazioni per la sicurezza europea e che, di conseguenza, anche gli strumenti di intervento possono differire. Nel complesso, l’Europa continua a vedere nell’Ucraina una priorità strategica di lungo periodo, ma la sfida per Bruxelles sarà dimostrare che la difesa del diritto internazionale e della sicurezza collettiva viene perseguita con criteri coerenti anche in altri teatri di crisi.

L’area della centrale nucleare di Zaporozhye è destinata a restare sotto controllo International Atomic Energy Agency, come vede questa soluzione?

Se l’area della centrale nucleare di Zaporižžja dovesse rimanere sotto la supervisione dell’AIEA, si tratterebbe probabilmente della soluzione più pragmatica disponibile nelle attuali condizioni del conflitto. La priorità assoluta non è tanto la questione della sovranità territoriale, quanto la sicurezza nucleare di un impianto che rappresenta uno dei più grandi d’Europa e che si trova in una zona di guerra.

L’AIEA dispone della credibilità tecnica e della neutralità necessarie per monitorare il sito, verificare il rispetto degli standard di sicurezza e ridurre il rischio di incidenti o di accuse reciproche tra le parti. Da questo punto di vista, una presenza internazionale stabile può contribuire a limitare le tensioni e a garantire maggiore trasparenza.

Tuttavia, questa soluzione non risolve il nodo politico e militare sottostante. La centrale resta infatti inserita in un territorio conteso e qualsiasi accordo sul suo status rischia di essere interpretato dalle parti come un riconoscimento, anche implicito, delle rispettive posizioni sul terreno. Per questo motivo il ruolo dell’AIEA dovrebbe essere rigorosamente tecnico e temporaneo, evitando di trasformarsi in un precedente politico. In sintesi, considero positiva una gestione affidata all’AIEA sotto il profilo della sicurezza nucleare e della prevenzione delle escalation, ma essa non può sostituire una soluzione negoziata più ampia sul conflitto e sul futuro assetto dei territori contesi.

Il dottor Yari Lepre Marrani è scrittore, giornalista culturale e analista geopolitico. Scrive su numerose testate sfruttando le proprie competenze storico – giuridiche. Sull’Avanti! (organo ufficiale del PSI) cura una rubrica di carattere storico ed è analista geopolitico per il quotidiano online NG (Notizie Geopolitiche). Importante menzionare la sua collaborazione con il quadrimestrale dell’AMI(Associazione Mazziniana Italiana), Il Pensiero Mazziniano, con il quale Marrani collabora da anni con articoli o brevi saggi ispirati al pensiero repubblicano. Da settembre 2023 Marrani è inserito tra i poeti contemporanei di WikiPoesia al seguente link: https://www.wikipoesia.it/wiki/Yari_Lepre_Marrani

Di Graziarosa Villani

Giornalista professionista, Laureata in Scienze Politiche (Indirizzo Politico-Internazionale) con una tesi in Diritto internazionale dal titolo "Successione tra Stati nei Trattati" (relatore Luigi Ferrari Bravo) con particolare riferimento alla riunificazione delle due Germanie. Ha scritto per oltre 20 anni per Il Messaggero. E' stata inoltre collaboratrice di Ansa, Il Tempo, Corriere di Civitavecchia, L'Espresso, D La Repubblica delle Donne, Liberazione, Avvenimenti. Ha diretto La Voce del Lago. Direttrice di Gente di Bracciano e Visto da qui Lazio, autrice di Laureato in Onestà (coautore Francesco Leonardis) e de La Notte delle Cinque Lune, Il processo al Conte Everso dell'Anguillara (coautore Biagio Minnucci), presidente dell'Associazione Culturale Sabate, del Comitato per la Difesa del Bacino Lacuale Bracciano-Martignano, vicepresidente del Comitato Pendolari Fl3 Lago di Bracciano. Il suo canale youtube è @graziarosavillani2210