Resiste la tradizione del Venerdì Santo con le ricette tradizionali con il menù di magra a tavola.
Nonostante l’impatto del caro gasolio sulle uscite in mare delle marinerie nazionali, gli italiani non rinunciano alla tradizione del Venerdì Santo “di magro”, con quasi due famiglie su tre (63 per cento) che porteranno a tavola il pesce. E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Ixè sulla Pasqua 2026, con i prodotti ittici italiani che vincono largamente la sfida delle preferenze. Non manca comunque una piccola minoranza che seguirà invece il digiuno totale per onorare il precetto religioso di astensione dalla carne. Nelle scelte di acquisto il pesce azzurro domina la scelta per il “magro” pasquale, grazie a piatti che fondono sapori marini e contadini. Al Nord, in Liguria si serve baccalà stufato con patate e olive, in Veneto i bigoli con acciughe e cipolle, in Lombardia risotto alla tinca o pesce persico, in Emilia e in Friuli il baccalà, le acciughe in Piemonte. Al Centro, la Toscana punta sul baccalà alla livornese, le Marche sul brodetto, il Lazio sugli spaghetti con alici e pangrattato “del Venerdì Santo”, baccalà in Umbria.
Nelle Sud sono più presenti i molluschi. Il consiglio di Coldiretti Pesca è quello di verificare la tracciabilità del prodotto e di farlo comunque sempre cuocere. In questo modo sarà possibile preservare i piatti della tradizione, dalla zuppa di cozze in Campania alla tiella di riso e cozze in Puglia. Tra gli altri piatti, alici ripiene in Calabria, brodetto alla termolese in Molise, baccalà in Basilicata, sarde a beccafico in Sicilia, burrida di gattuccio, aceto e noci in Sardegna.
Se a causa del caro gasolio la disponibilità di pesce italiano è calata nelle prime settimane di marzo del 20 per cento rispetto a prima dell’inizio della guerra in Iran, le misure messe in campo dal Governo grazie all’interlocuzione costante con Coldiretti, come il credito d’imposta, hanno ridato ossigeno al settore.
Scegliere prodotto italiano aiuta peraltro – ricorda Coldiretti – a sostenere l’economia del Paese e l’attività dei 12.000 pescherecci nazionali. Coldiretti consiglia di prestare attenzione all’etichetta esposta sul banco. Questa deve indicare chiaramente il metodo di produzione (“pescato”, “pescato in acque dolci”, “allevato”), il tipo di attrezzo utilizzato per la cattura e la zona di provenienza, come il Mar Adriatico, il Mar Ionio o la Sardegna, anche attraverso mappe o disegni. Per quanto riguarda il pesce congelato, è obbligatoria la data di congelamento. Inoltre, se il prodotto è stato congelato e poi decongelato prima.
