Cesare Mori

Nonostante la retorica del regime e la leggenda del “prefetto di ferro” Cesare Mori, durante il ventennio fascista il potere mafioso sopravvisse, adattandosi ai mutamenti e continuando ad operare anche negli anni Trenta e Quaranta. A dimostrare una tesi meno nota al grande pubblico e sicuramente più distante dalle credenze popolari è Giustina Manica, curatrice del volume I molti volti del fascismo. Dall’Aventino alla fine del regime, pubblicato da Edizioni Polistampa.

Al nodo storiografico Manica dedica due interventi complementari, in cui dapprima ricostruisce il modo in cui notabili, proprietari, professionisti e reti clientelari confluirono nel fascismo, conservando spesso il proprio peso politico ed economico sotto nuove insegne. Nel contributo dedicato alle organizzazioni criminali di stampo mafioso durante il regime, viene affrontato il caso siciliano e l’offensiva condotta da Mori attraverso arresti, ordinanze, controllo delle campagne e repressione che colpirono uomini e strutture, senza però eliminare le relazioni sociali, le protezioni e gli interessi che alimentavano la mafia. La documentazione mostra infatti la presenza, ancora alla fine degli anni Trenta, di associazioni criminali interprovinciali, faide, omertà e connivenze con ambienti ricchi e influenti.

Il libro, realizzato per iniziativa della Fondazione Biblioteche CRF, è articolato in due parti e prende le mosse dalla secessione dell’Aventino del 27 giugno 1924, seguita al rapimento e all’uccisione di Giacomo Matteotti, per arrivare poi a comporre quella che si presenta ai lettori come un’indagine corale sul ventennio, vantando i contributi di Sandro Rogari, Paolo Nello, Andrea Giaconi, Fabrizio Amore Bianco, Stefano Caretti, Elio D’Auria, Gregorio Sorgonà, Michele Marchi, Marco Cini, Danilo Breschi, Fulvio Conti, Alfonso Venturini e Michele Dantini.

I contributi raccolti nel volume, nato da un fortunato ciclo d’incontri organizzato dalla Fondazione Biblioteche Cassa di Risparmio di Firenze, ricostruiscono le vicende del ventennio fascista approfondendo aspetti che hanno caratterizzato la storia d’Italia dalla marcia su Roma il 28 ottobre 1922 alla caduta del regime il 25 luglio 1943.
La trattazione spazia dalle questioni politiche a quelle sociali ed economiche, affrontando anche la cultura, le arti e l’antifascismo nel suo complesso.

Giustina Manica è dottoressa di ricerca e assegnista presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università degli studi di FirenzeÈ responsabile di un insegnamento integrativo in Storia delle rappresentanze e dei movimenti politici presso il corso di laurea magistrale in Scienze della politica e dei processi decisionali della Scuola di Scienze Politiche «Cesare Alfieri». Autrice di numerose monografie e contributi di studio sulla storia del Mezzogiorno contemporaneo, partecipa al comitato scientifico della collana Studi e fonti della Società Toscana per la Storia del Risorgimento e al comitato di redazione della «Rassegna storica toscana».

Di Graziarosa Villani

Giornalista professionista, Laureata in Scienze Politiche (Indirizzo Politico-Internazionale) con una tesi in Diritto internazionale dal titolo "Successione tra Stati nei Trattati" (relatore Luigi Ferrari Bravo) con particolare riferimento alla riunificazione delle due Germanie. Ha scritto per oltre 20 anni per Il Messaggero. E' stata inoltre collaboratrice di Ansa, Il Tempo, Corriere di Civitavecchia, L'Espresso, D La Repubblica delle Donne, Liberazione, Avvenimenti. Ha diretto La Voce del Lago. Direttrice di Gente di Bracciano e Visto da qui Lazio, autrice di Laureato in Onestà (coautore Francesco Leonardis) e de La Notte delle Cinque Lune, Il processo al Conte Everso dell'Anguillara (coautore Biagio Minnucci), presidente dell'Associazione Culturale Sabate, del Comitato per la Difesa del Bacino Lacuale Bracciano-Martignano, vicepresidente del Comitato Pendolari Fl3 Lago di Bracciano. Il suo canale youtube è @graziarosavillani2210