Nei pressi del lago di Bracciano, nella soffitta di una villetta, sono stati rinvenuti una trentina di
dipinti a olio, centinaia di disegni, pellicole fotografiche, video in Super8 e scritti dell’artista roma-
no Orlando Fiore (1933-1988).
Le opere d’arte e i documenti sono stati qui conservati dalla sua più assidua collezionista Sabina
Maciari e, dolo la sua scomparsa, nel Settembre 2024, ereditate dalla sua cugina Teresa Elide Pase.
I dipinti privi di telaio erano arrotolati in alcuni tubi, divisi con cura per dimensioni (tra questi
anche tre tele di grande formato, superiori ai 2×2 metri). Gli scritti e le pellicole invece sono stati
trovati in alcuni scatoloni, che contenevano anche due macchine per scrivere, vinili, riviste e
ricordi personali. Come se il tempo, in questa soffitta affacciata sul lago, si fosse fermato agli anni
‘80. L’ereditiera non si è accorta subito del valore del contenuto, ma solo diversi mesi dopo esser-
ne entrata in possesso: “Non avevo idea che mia cugina avesse collezionato tutte queste cose”
– racconta – “né che Orlando Fiore fosse un pittore e un artista conosciuto negli ambienti artistici
di quegli anni”. Per la nuova proprietaria altrettanto inaspettato è stato l’entusiasmo che le opere
hanno suscitato nell’amica e regista Adele Tulli quando gliele ha mostrate: a lei il merito di essere
stata la prima ad aver riconosciuto l’importanza del ritrovamento. Pochi mesi dopo, Adele Tulli
decide di presentare a Villa Medici il progetto di un documentario sulla vita del misterioso artista;
incontro che attira l’interesse di storici e critici dell’arte italiana del secondo Novecento. Ora, con
il patrocinio della neonata Associazione Orlando Fiore, un gruppo di studiosi inaugura il sito web
dedicato (associazioneorlandofiore.it) sul quale è possibile conoscere nel dettaglio la biografia
dell’artista riscoperto. Appena ventenne fece parte della pittura avanguardista astratta, ma il suo
esordio fu rovinoso e gli varrà una durissima recensione del critico d’arte Michele Biancale su Mo-
mento Sera. Dopo alcuni anni di crisi e perdizione, Fiore passa alla pittura figurativa e negli anni
‘70, finalmente, incontra qualche successo: con la curatela di Mario Quesada espone presso la
Galleria Fidia di Roma una serie di dipinti a olio in cui reinterpreta le statue dello Stadio dei Mar-
mi, ottenendo un buon riscontro di critica e di pubblico. Secondo l’artista Nicola Verlato, intervi-
stato su Exibart il 16 Gennaio di quest’anno, Fiore è stato un pittore “tangente alla Pittura Colta”
italiana degli anni ‘80, un movimento di pittori non ancora del tutto studiati e storicizzati, che
proprio nel decennio delle performance e dell’arte multimediale si ostinavano a lavorare con pen-
nelli e tavolozza, citando nei loro dipinti sculture e opere classiche, in una sorta di nostalgia per il
Rinascimento italiano. All’età di 55 anni Fiore viene ricoverato all’istituto malattie infettive Lazzaro
Spallanzani per complicanze dovute all’HIV. Muore l’11 Ottobre 1988, lontano dai riflettori, abban-
donato dagli stessi familiari, vittima di uno stigma che, nonostante i passi in avanti compiuti dalla
ricerca scientifica in ambito medico, le persone sieropositive subirono in quegli anni, e ancora su-
biscono. “Non ho saputo niente del suo funerale; già da prima della sua malattia fino a poco tempo
fa più nessuno ha parlato di lui” ricorda l’artista Sergio Ceccotti, uno dei pochi frequentatori di
Fiore rimasti in vita. Un lungo silenzio le cui cause sono conseguenza, secondo alcuni, del ricorso
da parte dei parenti al “diritto all’oblio” di Google, che permetterebbe di rimuovere dai risultati di
ricerca online i link a informazioni “personali, non più attuali, inesatte, irrilevanti o eccessive”.
L’Associazione Orlando Fiore nasce con lo scopo di restituire importanza all’opera dell’artista ro-
mano, catalogando e rendendo accessibile per la ricerca accademica tutto il materiale rinvenuto
nella villa di Bracciano.
