I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma di via In Selci e la Squadra Mobile della Questura di Roma, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica capitolina, nelle prime ore dell’11 aprile hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma, nei confronti di 4 soggetti (di cui 2 già detenuti per altre cause) indiziati di essere mandanti e concorrenti nell’efferato omicidio di Cristiano Molé, raggiunto da numerosi colpi di arma da fuoco calibro 9 x 21, avvenuto con modalità idonee a evocare l’agire mafioso il 15 gennaio 2024 nel quartiere di Corviale, circostanza nella quale era rimasto ferito anche un amico della vittima.
Il provvedimento dell’Autorità Giudiziaria scaturisce dalle risultanze di una complessa attività investigativa, condotta attraverso attività tecniche di intercettazione e osservazione, corroborati dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.
Già nel 2024, nel corso delle indagini, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e la Squadra Mobile di Roma, avevano eseguito il fermo di indiziato di delitto[1], emesso dalla Procura di Roma, nei riguardi di uno dei mandanti e dei due esecutori materiali dell’omicidio di Cristiano Molé, e alcune perquisizioni che avevano consentito di rinvenire diverse armi da fuoco con il relativo munizionamento che erano a disposizione del commando.
Le investigazioni che hanno portato ai recenti provvedimenti ha consentito di individuare altri due mandanti dell’azione omicidiaria e il relativo movente, riconducibile a questioni di rivalità con il Molé e di controllo del territorio in cui gli stessi sono indiziati di gestire la piazza di spaccio di via Donna Olimpia n. 30, nonché altri due correi che avrebbero procurato le due armi del delitto e fornito le informazioni sulle abitudini di vita e i movimenti della vittima.
Si precisa che il procedimento penale versa nella fase delle indagini preliminari, per cui gli indagati sono da ritenersi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.
