I Carabinieri della Stazione di Campo di Mare hanno formalizzato la restituzione allo Stato di un prezioso patrimonio archeologico, costituito da 54 reperti di notevole rilevanza storica e documentaria, definitivamente assegnati al Ministero della Cultura.
I beni erano stati sequestrati a Marina di Cerveteri nel corso di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Civitavecchia. A conclusione dell’iter processuale, la Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio ne ha disposto l’assegnazione definitiva alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale.
Dalle perizie tecniche effettuate dagli archeologi della Soprintendenza è emerso che i beni coprono un arco temporale che va dal VII secolo a.C. fino alla piena età imperiale romana. Tra i pezzi di maggiore spicco figurano due rari crateri a colonnette etruschi a figure rosse, risalenti ai primi decenni del III secolo a.C. e riconducibili alla produzione del gruppo di Volterra, raffiguranti guerrieri e teste equine. A questi si affianca un antico piatto ceretano sub-geometrico, decorato con motivi a bande e una teoria di aironi, risalente alla seconda metà del VII secolo a.C.
La raccolta comprende inoltre una ricca varietà di manufatti legati alla sfera del banchetto e della cosmesi, tra cui una grande phiale apula a figure rosse con una scena di corteggiamento, lekythoi, balsamari, ceramiche a vernice nera, lucerne attiche e romane e un raro exaleiptron, impiegato per la conservazione di profumi ed essenze. A completare il nucleo vi è un’imponente anfora da trasporto romana di produzione iberica, tradizionalmente destinata al commercio marittimo del garum.
Di eccezionale interesse documentario risulta anche un cospicuo gruppo di terrecotte a vocazione votiva, tipico dei depositi sacri etrusco-laziali ed ellenistici del IV-III secolo a.C., composto da statuine fittili ammantate o danzanti, teste votive a stampo, rocchetti, pesi da telaio e singolari ex-voto anatomici raffiguranti occhi, piedi e mani.
I reperti, definitivamente sottratti al circuito clandestino e a pregressi tentativi di restauro artigianale eseguiti con materiali impropri, troveranno una collocazione stabile a Cerveteri: la Soprintendenza ha infatti stabilito la custodia e l’esposizione permanente dei beni presso i musei del territorio, restituendo l’intera collezione alla fruizione pubblica della cittadinanza.
