Agorà, Angelo D'Orsi

Angelo D’Orsi, dalla cattedra  di Storia del pensiero politico all’Università degli Studi di Torino all’agone politico con la formazione politica Agorà per l’Italia da lui fondata. Una mente libera che con occhio lucido in questa intervista fotografa la situazione internazionale e quella italiana. E’ stato di recente osservatore elettorale in Russia per le elezioni della Duma su invito della International Association for Political and Electoral Experts presieduta da Vito Grittani, ambasciatore a disposizione del ministero degli Esteri della Repubblica di Abkhazia.

Angelo D’Orsi, partendo dalla stretta attualità come valuta la decisione di Trump di revocare le sanzioni alla Russia di Putin?

Una mossa intelligente, nel segno di un realismo utilitaristico, che produrrà benefici agli Stati Uniti; nel contempo la decisione è un colpo, l’ennesimo, all’Europa, sia intesa come entità collettiva vaga, sia come Unione Europea. Una sorta di avviso di sfratto dalla diplomazia internazionale, e la reazione europea è stata una conferma della tendenza suicidaria del Vecchio Continente, e specificamente della UE. Insomma un ko tecnico rifilato agli europei.

Tra tutti gli ismi del Novecento quale a suo avviso sopravvive e quale dobbiamo temere?

Indubbiamente razzismo e ad esso connesso fascismo. Sono ambedue vivi e vegeti, anche se a tratti si sottraggono alla nostra vista. E quindi ci inducono a credere di essere fenomeni del passato, mentre costituiscono, l’uno e l’altro, ciò che sono strettamente connessi, appunto due pericolosissime presenze. E intrecciato a entrambi segnalo il bellicismo, il fascino esercitato dalla guerra, la vera e propria seduzione esercitata dalla guerra sul ceto intellettuale, a cominciare dai giornalisti.

Quali sono gli insegnamenti che ha tratto dalla sua recentissima esperienza di osservatore elettorale per le elezioni 2026 della Duma?

Impressioni che contraddicono radicalmente il racconto imperante da noi, nell’Europa Occidentale e nella UE, e nella cosiddetta “comunità internazionale”, che null’altro è che l’Occidente esteso, o globale, ossia che si trattava di elezioni burla, che erano inutili e scontate, che Putin avrebbe vinto, ecc.. La Federazione Russa mostra di essere una democrazia, autoritaria, ma una democrazia; dove le elezioni sono un fatto vero, che si svolge, ormai, in trasparenza e legalità. Inoltre ne ho tratto la conferma di un Paese efficiente, bene organizzato, che tiene a mostrare al mondo di non essere, nel consesso delle nazioni, il parente povero, o uno studente promosso immeritatamente. Naturalmente le mie sono impressioni più che ragionamenti analitici.

Cosa prova di fronte al declino della valenza internazionale delle Nazioni Unite?

Provo sdegno e umiliazione, perché sono le potenze occidentali, da anni in prima fila nell’attacco all’ONU e nella delegittimazione del diritto internazionale che di quella Organizzazione costituisce il supporto naturale, fondamentale. Israele e Stati Uniti sono i capi di questa vera e propria rivolta contro l’ONU e contro il diritto internazionale: se non vengono sconfitti, anzi disfatti, e possibilmente cancellati, almeno nelle loro forme istituzionali e politiche attuali, il Diritto internazionale non potrà davvero riprendersi, non in tempi rapidi. La speranza è che i BRICS diventino qualcosa di più di una semplice associazione commerciale, trasformandosi in un soggetto politico a pieno titolo e a tutto campo, lavorando su un orizzonte che non può che essere quello del multipolarismo e del multilateralismo.

L’Unione Europea appare oggi fuori dalla storia, arroccata su posizioni pro Ucraina e su basi economiche che strangolano le nazioni. Quali riforme sarebbero necessarie a suo avviso? Avrebbe senso uscirne fuori?

La UE è un cadavere che crede di essere vivo. È diventata un’appendice della NATO, e il centro propulsivo del bellicismo e della russofobia. Più in generale ha esaurito almeno dal Trattato di Maastricht (1992) la sua funzione, e va cancellata e sostituita, eventualmente, da un soggetto nuovo, completamente diverso. Singole riforme, ammesso che vengano proposte e realizzate, servirebbero solo a prolungare l’agonia.

Come ha giudicato l’arresto di Maduro in Venezuela?

Un evidente atto di pirateria internazionale che tuttavia, ora possiamo affermarlo con buona certezza, ha potuto contare su aiuti interni, ossia un vero e proprio tradimento da parte di settori politici e militari, nei confronti del presidente Maduro. Ma il fatto che lo scandalo continui, con una detenzione infame, che associa al presidente sua moglie, è inaccettabile e richiederebbe che l’ONU scendesse in campo in modo forte e deciso. Sulle “democrazie occidentali” non c’è da contare.

Arriverà mai il momento del Continente Africa?

Forse arriverà prima di quanto non si creda. Deve arrivare. Insomma è inevitabile e sarà un beneficio per l’intera umanità.

Il governo Meloni in piena crisi economica e sociale si preoccupa di portare a casa una nuova legge elettorale che peraltro penalizza le donne. Passerà al vaglio della Corte Costituzionale secondo lei?

Questa legge è uno scandalo. Ci auguriamo tutti vivamente che la Corte la bocci, o almeno intervenga sui più macroscopici profili di incostituzionalità che sono numerosi e stravolgono la competizione elettorale. Basti citare la questione della moltiplicazione del numero di firme richieste per la presentazione delle liste ai Collegi. Un Parlamento che si rinchiude in se stesso, e cerca di impedire l’arrivo di nuove forze rappresentative della società, con una ulteriore specifica penalizzazione al genere femminile.

La formazione politica Agorà da lei fondata con quali forze attualmente è consociata-coalizzata?

Agorà (o Agorà per l’Italia) è gravemente penalizzata dalla legge approvata il 9 ottobre scorso. Siamo la forza politica più giovane e abbiamo già tutte le difficoltà organizzative e finanziarie di un soggetto nuovo, e ora si aggiunge la montagna di firme pretese dal legislatore, tutt’altro che onesto e probo. Ragion per cui sarà inevitabile se decideremo il passo della partecipazione alla contesa elettorale una politica di alleanza con le forze a noi più prossime sul piano dei contenuti. Non sotto forma di coalizione, perché la legge elettorale rende quasi impossibili, con uno sbarramento al 10%, ma di fronte unitario, nel quale, se si arriverà a tale scelta, Agorà dovrà confluire rinunciando a nome e simbolo. Ma questo è oggetto della discussione interna proprio in questi giorni.

Il malcontento dei giovani e le proteste di piazza di questi giorni porteranno a nuove formazioni politiche a suo avviso?

Agorà ha preceduto di poco questa mobilitazione e il mio intento è quello di intercettare i bisogni, di ogni genere, che animano studenti e agricoltori, trasportatori e commercianti, insegnanti e operai, e dar loro uno sbocco. Ogni movimento di lotta che sorge spontaneo se non viene guidato finisce o per morire o per sfociare nel ribellismo, anche con risvolti teppistici. Agorà sta cercando di stabilire una “connessione sentimentale” con questo popolo che protesta. Siamo nati da poco, e abbiamo bisogno di tempo, ma non possiamo deflettere da questo impegno.

Quanto resta oggi dell’insegnamento gramsciano nella politica italiana e partendo dalla sua esperienza accademica in quali Stati il suo pensiero ha fatto più presa?

Gramsci è poco studiato nelle università italiane, e la sua conoscenza è ristretta a una platea di specialisti. Nel mondo accademico anglosassone, indiano, giapponese, australiano, persino maghrebino, e soprattutto in quello latinoamericano Gramsci è e diventa sempre più una presenza rilevante, una presenza politica, non solo intellettuale o ristretta addirittura all’accademia. Gramsci in America Latina è un soggetto che viene studiato con regolarità ma è anche uno stimolo politico. Il nome di Gramsci è sconosciuto o quasi nella scuola italiana e non compare quasi mai nei libri di testo. E il suo pensiero raramente fa capolino nel dibattito pubblico, se non per qualche frase celebre, citata quasi sempre scorrettamente. Eppure ci sarebbe tanto bisogno di un Gramsci, oggi.

Graziarosa Villani

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Di Graziarosa Villani

Giornalista professionista, Laureata in Scienze Politiche (Indirizzo Politico-Internazionale) con una tesi in Diritto internazionale dal titolo "Successione tra Stati nei Trattati" (relatore Luigi Ferrari Bravo) con particolare riferimento alla riunificazione delle due Germanie. Ha scritto per oltre 20 anni per Il Messaggero. E' stata inoltre collaboratrice di Ansa, Il Tempo, Corriere di Civitavecchia, L'Espresso, D La Repubblica delle Donne, Liberazione, Avvenimenti. Ha diretto La Voce del Lago. Direttrice di Gente di Bracciano e Visto da qui Lazio, autrice di Laureato in Onestà (coautore Francesco Leonardis) e de La Notte delle Cinque Lune, Il processo al Conte Everso dell'Anguillara (coautore Biagio Minnucci), presidente dell'Associazione Culturale Sabate, del Comitato per la Difesa del Bacino Lacuale Bracciano-Martignano, vicepresidente del Comitato Pendolari Fl3 Lago di Bracciano. Il suo canale youtube è @graziarosavillani2210