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I dati fotografano un paradosso drammatico: a fronte di rincari record sugli scaffali, le quotazioni riconosciute agli agricoltori registrano un –3,5%, con crolli verticali per olio (-42%) e zootecnia. Il Presidente di CIA Lazio: “Basta speculazioni lungo la filiera, senza giusto reddito i campi muoiono”.

Da una parte le famiglie laziali e italiane, costrette a fare i conti con un carrello della spesa rincarato di quasi il 30% negli ultimi cinque anni; dall’altra gli agricoltori, che vedono le proprie produzioni svalutate e i margini di guadagno azzerati. È questa la drammatica “forbice” che sta stritolando il settore primario, un paradosso insostenibile che ha spinto CIA-Agricoltori Italiani a scendere in piazza con la mobilitazione “I conti non tornano”. Una protesta che ha già iniziato a produrre i suoi effetti: gli ultimi interventi di sostegno annunciati dal Governo sono infatti il risultato diretto delle pressioni e dell’impegno sindacale messo in campo dall’organizzazione.

A denunciare lo squilibrio della filiera è CIA Lazio, che analizza gli ultimi dati Ismea (settembre 2026) sui prezzi all’origine, mettendoli a confronto con l’inflazione al dettaglio. Il quadro che ne emerge è quello di un settore agricolo schiacciato dalla speculazione.

Mentre l’indice generale dei prezzi agricoli alla produzione segna un calo medio del –3,5%, sugli scaffali dei supermercati la spesa continua a salire. Il paradosso è evidente in settori chiave per l’economia agricola del Lazio:

• Olio d‘oliva: a fronte di aumenti al consumo che sfiorano il 50% dal 2021 a oggi, al frantoio i prezzi riconosciuti agli olivicoltori sono crollati del –42% nell’ultimo anno.

• Zootecnia: mentre carne bovina, pollame e uova registrano rincari a doppia cifra per le famiglie, l’indice degli allevamenti crolla del –8,7%, con picchi drammatici per il comparto suinicolo (–14%) – già devastato dall’emergenza della Peste Suina Africana – e per il latte bovino (–13,8%).

• Cereali: pane, pasta e prodotti da forno svuotano i portafogli dei consumatori, ma le quotazioni del grano per gli agricoltori sono in stagnazione o in calo (-1,6%), su livelli che non coprono nemmeno le spese di semina.

L‘unica eccezione riguarda l’ortofrutta (+44,2% all’origine), un dato che però non si traduce in ricchezza per gli agricoltori, ma è la tragica conseguenza dei crolli produttivi causati dai disastri climatici, tra siccità prolungata ed eventi estremi che hanno decimato i raccolti.

«Gli agricoltori stanno assorbendo l’aumento dei costi energetici e dei fertilizzanti, i danni dei cambiamenti climatici e le gravi crisi sanitarie come la PSA e la Blue tongue, senza poter scaricare un solo centesimo sul prezzo di vendita. Il profitto resta tutto intrappolato nella fase della trasformazione e della Grande Distribuzione», dichiara il Presidente di CIA Lazio.

«Se il Governo ha finalmente messo in campo i primi, urgenti interventi per il comparto, questo è anche il frutto della nostra mobilitazione. L‘aver portato fin sotto i palazzi della politica a Montecitorio le nostre aziende agricole da tutta Italia, a manifestare in due settimane di mobilitazione autorizzata e pacifica, ha indotto le istituzioni ad aprire gli occhi sulla reale condizione in cui versano le nostre aziende, tra aumenti dell’energia e dei carburanti, dei fertilizzanti e di tutte le materie prime necessarie al processo produttivo.

Questo è un altro importante risultato targato CIA, ma non ci fermeremo qui, e la nostra protesta proseguirà anche in Europa.». Prosegue il Presidente Del Gelsomino: «per quanto ci riguarda, ribadiamo la nostra completa disponibilità a trovare tutte le soluzioni giuste e utili, insieme alle altre sigle di categoria, al tavolo verde regionale con l’assessore Righini, per un modello agricolo laziale che punti a traguardare con una visione strutturata e a medio–lungo termine, l’agricoltura di domani».

«Le misure emergenziali sono un cerotto, ora servono cure strutturali. Chiediamo al Governo nazionale e alla Regione Lazio di intervenire con decisione sulle pratiche sleali e per riequilibrare il valore lungo la catena di approvvigionamento. Le imprese agricole non possono continuare a fare da ammortizzatore sociale ed economico per l’intero Paese. Senza un reddito dignitoso per chi produce il cibo, le aziende chiudono. E se l’agricoltura arretra, perde l’intero territorio laziale».

Di Graziarosa Villani

Giornalista professionista, Laureata in Scienze Politiche (Indirizzo Politico-Internazionale) con una tesi in Diritto internazionale dal titolo "Successione tra Stati nei Trattati" (relatore Luigi Ferrari Bravo) con particolare riferimento alla riunificazione delle due Germanie. Ha scritto per oltre 20 anni per Il Messaggero. E' stata inoltre collaboratrice di Ansa, Il Tempo, Corriere di Civitavecchia, L'Espresso, D La Repubblica delle Donne, Liberazione, Avvenimenti. Ha diretto La Voce del Lago. Direttrice di Gente di Bracciano e Visto da qui Lazio, autrice di Laureato in Onestà (coautore Francesco Leonardis) e de La Notte delle Cinque Lune, Il processo al Conte Everso dell'Anguillara (coautore Biagio Minnucci), presidente dell'Associazione Culturale Sabate, del Comitato per la Difesa del Bacino Lacuale Bracciano-Martignano, vicepresidente del Comitato Pendolari Fl3 Lago di Bracciano. Il suo canale youtube è @graziarosavillani2210