Dal 3 al 6 settembre il lago di Bracciano è stato al centro di una impresa eccezionale. Per tre giorni, un uomo, il medico Marco Fratini, 53 anni, ha nuotato giorno in notte rincorrendo il suo obiettivo: nuotare almeno 170 chilometri consecutivi in meno di 72 ore. Tre giorni davvero infiniti nei quali Fratini ha percorso ripetute volte a triangolo la distanza tra i tre moli di Anguillara, Bracciano e Trevignano. Una impresa epica che ha richiesto una grande preparazione, una macchina logistica impegnativa. Si è alimentato nuotando. Ha riposato con micro-sonni indotti con l’ipnosi poggiando il capo su cuscinetti galleggianti. Tutto senza uscire dall’acqua. Di ora in ora la sua impresa è cresciuta di popolarità e dalle sponde in moltissimi hanno inneggiato all’uomo e alla sua sfida senza precedenti.
Marco Fratini, stando così a lungo in acqua hai potuto sentire colori e suoni del lago. Quale ti è rimasto più impresso?
Colori e suoni del lago. I suoni diciamo che non sono molto percepibili in acqua. Quello che senti dentro l’acqua è soprattutto il rumore del tuo respiro, quindi le bolle che fai quando eh espiri dentro l’acqua, il rumore dell’acqua che fa sulle orecchie quando giri la testa. Quindi questo è un un po’ un suono che diventa quasi un mantra perché è sempre lo stesso. Considera che spesso e volentieri se è difficile sentire anche quando ti chiamano dalla barca, quindi spesso e volentieri ti devono fare dei gesti. Per quanto riguarda i colori, non ce n’è stato uno, ce ne sono stati moltissimi, dipendevano molto anche, no, dal giorno, dalla notte. Si va dal verde smeraldo all’azzurro un pochino più chiaro, all’azzurro più scuro quando sei sulle acque profonde, al nero completo della notte quando non senti, non vedi assolutamente nulla e non vedi dove metti le mani, quindi nuoti praticamente come se galleggiassi nello spazio fino al rosso delle lampade dei kayaker che quando sei stanco ti cominciano a far vedere anche figure che la tua testa immagina che in realtà non esistono. La luce rossa può diventare un diavoletto, può diventare un ragazzo, una ragazza col cappuccio della felpa messo su e poi i colori stupendi dell’alba e del tramonto, ma soprattutto dell’alba che ti dà quel rosa che poi diventa arancione, che diventa rosso. Un variare di colori immenso e ad ogni bracciata rischi di respirare la volta dopo e vedere un colore diverso rispetto alla respirazione precedente.
La tua vicenda mi ha fatto venire in mente Colapesce. Non hai avuto paura che ti spuntassero pinne e squame e non potessi più tornare a terra?
Che non potessi più tornare a Riva, no, non l’ho mai pensato, così come non ho nemmeno avuto la sensazione che mi spuntassero pinne, squame o branchie. Forse invece un po’ le branchie perché quando sei parecchio tempo dentro l’acqua ci sono dei momenti in cui ti sembra quasi di poter respirare sott’acqua. Sono attimi, però sono sensazioni piacevoli, diciamo così.
Come giudichi l’accoglienza del territorio?
Ecco, sull’accoglienza ci sarebbe da dire molto, nel senso che noi abbiamo sempre auspicato la partecipazione di tutto quanto il lago, che per la maggior parte è stata tale. Abbiamo avuto un’accoglienza di alcuni comuni veramente che ci hanno fatto sentire a casa e la partecipazione poi di tutte le forze dell’ordine, polizia, carabinieri, protezione civile, vigili della città metropolitana. Ci sono state delle realtà che, diciamo così, ci hanno tra virgolette ignorato, senza fare nomi, perché ripeto, non voglio entrare in polemica. Era una cosa, naturalmente, che doveva essere di piacere, probabilmente così per qualcuno non è stata nonostante le numerose richieste, le ripetute assenze che abbiamo da parte di queste realtà che ci hanno praticamente ignorato. E’ una considerazione che va fatta a margine senza fare nomi. Le realtà ricettive del posto ci hanno fatto sentire a casa. Quindi dal punto di vista della cittadinanza c’è stata un’accoglienza totale. Dal punto di vista dell’autorità qualcuno ha preferito non partecipare, ma va bene così.
Quanti fondi avete raccolto?
Allora, sui fondi sicuramente hanno raccolto non so quanto, dobbiamo quantificare le due associazioni presenti nel villaggio sportivo di Trevignano hanno fatto delle iniziative per cui hanno raccolto delle donazioni. Noi dobbiamo adesso stornare le spese dell’evento a quello che hanno regalato, diciamo così, hanno offerto gli sponsor. Ogni centesimo che avanza e che non è presente nell’organizzazione andrà devoluto completamente alle due associazioni, all’Associazione Italiana Sclerosi Multipla e all’Associazione 6 Luglio, impegnata nel supporto alle famiglie di bambini affetti da patologie oncologiche.
Cosa porterai con te di questa impresa?
Di questa impresa porterò con me sicuramente il calore della gente. Come ti dicevo prima è stato un crescendo di emozioni, di entusiasmo, di partecipazione. Siamo partiti con la gente presente ai moli in un numero, diciamo, abbastanza normale per poi finire con veri e propri bagni di folla e ad Anguillara, la penultima tappa sul molo di Bracciano per non parlare poi dell’arrivo che è stato veramente travolgente e l’affetto della gente, l’affetto delle attività ricettive che comunque si sono rese disponibile. Mi viene in mente una su tutti il Movida che ha praticamente messo a disposizione qualsiasi cosa chiedevamo in una maniera veramente… come se ci conoscessimo da anni, ci hanno fatto veramente sentire a casa, ci hanno fatto capire che comunque abbiamo trasmesso qualcosa e ci hanno arricchito tanto. Sono tutte persone che ci hanno regalato delle emozioni particolari, non richieste, non aspettate, non dovute e quindi proprio per questo ancora più preziose. Menzione doverosa va fatta poi al comune di Trevignano che ha partecipato fattivamente alla infinity swimm a 360 gradi rendendoci facili i contatti, la burocrazia e le richieste, in particolare Luca Galloni è stato straordinario insieme a Marco Di Carlo capo dei vigili.
Quale ente ha certificato il tuo record mondiale?
L’ente che ha certificato è stata la Federazione Italiana Cronometristi per quanto riguarda il tempo e che ha controllato il tocco delle boe perché ogni distanza da molo a molo era una distanza standardizzata, in maniera che questo record potesse essere appunto certificato anche nella distanza e ripetibile. È chiaro che se uno invece che i 7,2 chilometri, per esempio da Trevignano ad Anguillara, percorreva più strada perché c’era lo scarroccio dovuto al vento, alle correnti, quei metri in più venivano considerati e quindi la distanza è proprio netta. Tu considera che dal truck che avevamo sulla boa e sulla barca sono venuti non 175 e 500 ma 190 chilometri. Però non potendo essere considerati l’ufficiale è 170 e 567.
Quali sono stati gli esiti della visita post impresa presso il Coni?
Gli esiti li stiamo attendendo tutti con estrema curiosità perché sono dati che non esistono in letteratura. Quindi l’Università del Foro Italico ha fatto questi rilevamenti ben prima della manifestazione, subito prima della manifestazione, durante e dopo. Eh, diciamo sono dati che vanno a valutare la capacità muscolare, la glicemia, il battito cardiaco, la consistenza psicologica e sono stati fatti degli esami sul macrobiota sia fecale che salivare, quindi sono dati che sono unici sia per la lunghezza della prova fisica, sia perché comunque i dati in acqua sono difficilmente rilevabili, quindi è una indagine pionieristica e ci aspettiamo dei dati veramente molto interessanti. su quello che siamo andati a studiare. Naturalmente ci vuole un pochino di tempo per elaborarli e per per pubblicarli, per farci, diciamo, uno studio che poi possa essere divulgato scientificamente.
Quali sono stati gli esiti della visita post impresa presso il Coni?
L’eco mediatica è andata al di là delle più grosse aspettative. Abbiamo avuto un interesse nazionale e internazionale. E’ un record che sicuramente ha destato molta attenzione su tutte quante le testate giornalistiche, sportive e non sportive a livello televisivo, nazionale e internazionale. Abbiamo avuto degli attestati anche dall’Inghilterra, dalla Svizzera, dall’Austria, dalla Francia, insomma veramente una eco che non ci aspettavamo, anche perché il nuoto è uno sport di nicchia e quindi con un pubblico sicuramente non calcistico e invece all’arrivo sembrava di essere veramente in curva nord e sono contento che questa eco mediatica nazionale internazionale abbia portato alla ribalta il lago di Bracciano, i comuni che hanno voluto partecipare, la gente del lago di Bracciano.
Quale il prossimo record?
Il prossimo record al momento non c’è perché come puoi immaginare sono cose che vanno organizzate, studiate, pensate, vista e considerata la fattibilità, poi preparate. Ho 53 anni, non sono più giovanissimo, abbiamo sempre cercato cose che ci stimolano, non abbiamo mai fatto una cosa che fosse la ripetizione del record precedente. Quindi, intanto ci godiamo questo viaggio che ci ha portato alla conquista di questo record, perché al di là della preparazione, della manifestazione noi siamo partiti con questo percorso dal 2018 facendo varie imprese, quindi da 24 ore, tra meno, 100 chilometri in vasca al giro del lago di Garda e questa è stato solo l’ultima di dei viaggi che ci hanno portato e reso la consapevolezza di quello che potevamo fare. Poi se tra due anni ci prenderà una… qualcosa di nuovo, di stuzzicante, la valuteremo. Ma per adesso ci godiamo quello che abbiamo fatto dal 3 al 6 settembre al lago di Bracciano e a Trevignano.
Graziarosa Villani
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