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Vito Grittani: l’arte della diplomazia

Vito

Diplomatico fin nelle ossa. Se così non fosse Vito Grittani, ambasciatore a disposizione della Repubblica di Abkhazia e presidente dell Associazione Internazionale di Esperti  ed Elettorali  – International Association for and Electoral Experts (Iapee),  avrebbe avuto di che inalberarsi di fronte all’ennesima raffica di tentativi di screditamento che lo hanno interessato in occasione delle recenti elezioni in Russia per la Duma che si sono tenute dal 18 al 20 settembre 2026.

Eppure Grittani, pur minacciato di morte da tempo da forze ucraine, pur nella persistenza di annunciare al mondo l’esistenza di uno Stato come l’Abkhazia del quale la comunità internazionale – ad eccezione di Russia, Venezuela, Siria, Ossezia del Sud e Transistria, a distanza di decenni si ostina a negare l’esistenza, tira via dritto per la sua strada, con tutte le difficoltà del contigente. 

La sua figura, in qualche modo, costituisce il simbolo di un mondo in cambiamento, non più rispondente ai criteri bipolari di Yalta, ma aperto al mondo plurare stile Brics che dia vita ad una nuova comunità internazionale nella quale i diritti dei popoli siano rispettati secondo la Carta Onu oggi fortemente vilipesa. 

Grittani e tanti altri che con lui hanno condiviso l’incarico di esperti elettorali anche nei territori contesi di Zaporozhye, Lugansk, Donetsk e Kerson, compaiono da tempo in una lista di fake observer ispirata da forze ucraine. Eppure sono già due anni che Grittani aveva annunciato ufficialmente la volontà di dare vita ad un organismo che fosse votato a questa funzione. 

Le sue aspettative si sono concretizzate ad aprile scorso quando a Mosca, ma ciò avrebbe potuto accadere in qualsiasi altro Stato, è stata ufficializzata la nascita dell’Associazione Internazionale di Esperti ed Elettorali – International Association for and Electoral Experts (Iapee). 

E la prima esperienza sul campo è stata efficace. In recenti dichiarazioni alla stampa, diplomaticamente come suo costume, Grittani ha voluto ribadire che l’organismo che lui presiede non si contrappone in alcun modo alla Organization for Securiry ancd Co-operation in Europe – Osce che pure svolge questo ruolo riconoscendo peraltro, al contrario di Iapee, una diaria per i propri incaricati in missioni elettorali. 

L’esperienza di Grittani e quella di quanti hanno condiviso con lui un tratto del suo impegnativo cammino, dimostra che è possibile un’altra visione del mondo oggi ancorato ad un sistema internazionale non in grado di far rispettare le regole che si è dato.

L’Abkhazia, lo stato affacciato sul Mar Nero del quale Grittani partendo dalla sua Capurso in provincia di Bari, passando per un soggiorno in Germania da figlio di emigranti, è divenuto ambasciatore, esiste. 

Esiste con la sua lingua, il suo territorio, il suo popolo, la propria moneta, la propria bandiera, le proprie montagne, la propria costa, la propria storia che la vide un tempo in collegamento con la Repubblica marinara di Genova. Esiste nonostante lo stallo dei colloqui da tempo in corso al riguardo a Ginevra. 

Una realtà statuale che non può restare ancora sottacciuta da una comunità internazionale che si muove secondo gli umori di Donald Trump. 

Grittani, con l’arte diplomatica che gli è propria, con le proprie forze, noncurante degli attacchi, continua a ribadire al mondo che è possibile guardare ai rapporti internazionali con visioni più aperte e pacifiche lavorando per una vera pluralità ed uguaglianza tra Stati.   

Se l’Italia mira a screditare la sua figura, all’estero Grittani è un autorità riconosciuta. Il 1° ottobre scorso, tra i primi ad augurargli buon compleanno, è stato il ministro degli Esteri dell’Abkhazia Oleg Barziz. 62 anni spesi sempre in prima linea, arricchiti da una grande fede e una devozione per papa Giovanni Paolo II e della Madonna del Pozzo di Capurso, a difesa dei diritti di ogni uomo e di ogni popolo. Ad ogni latitudine. 

 

Graziarosa Villani

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