Dopo le ricerche sul litio tornano nell’area del lago di Bracciano e dintorni quelle sulle risorse dal potenziale geotermico. Di origine vulcanica il territorio presenta un elevato potenziale geotermico ed ora con la richiesta denominata “Sabatini Sud” è aperta la caccia per lo sfruttamento del calore terrestre sia ad alta che a media/bassa entalpia. Il progetto “Sabatini Sud” si estende per oltre 56 chilometri quadrati e interessa i territori dei comuni di Anguillara Sabazia, Bracciano, Cerveteri, Fiumicino e Roma. A presentare la richiesta in una prima fase è stata la Steam srl. Le indagini si basano sui pozzi profondi, perforati prevalentemente a partire dagli anni Settanta ed Ottanta da ENEL e dalle Joint Venture AGIP-ENEL che evidenziano un forte gradiente termico con temperature nel sottosuolo che oscillano mediamente tra i 22° e i 57° a bassa profondità. Si registra inoltre la risalita di fluidi caldi profondi e di anidride carbonica attraverso le faglie e le fratture della roccia. L’industria va ora a ricercare il cosiddetto “serbatoio carbonatico”. Un sistema che è caratterizzato dalla presenza di fluidi intrappolati nel profondo complesso carbonatico basale, isolati superiormente da formazioni argillose impermeabili (flysch) ma accessibili laddove le fratture tettoniche ne permettano la risalita. L’obiettivo di queste ricerche è valutare la fattibilità tecnica, economica e ambientale per l’installazione di impianti di produzione energetica pulita o per il teleriscaldamento termico. Il 31 agosto 2026 la Regione Lazio emette l’Avviso di istanza di conferimento di permesso di ricerca per risorse geotermiche “Sabatini Sud” alla Reggelberg Bau srl che subentra alla Steam srl. In questa fase, la Regione Lazio ha perimetrato l’area escludendo le zone di vincolo assoluto,come la Caldara di Manziana e Palidoro, circoscrivendo la superficie. Si andranno ad effettuare rilievi geologici di superficie, campionamenti di fluidi spontanei e analisi di dati storici senza scavi o perforazioni immediate. I 12 pozzi storici dell’ENEL nel settore dei Monti Sabatini furono perforati in un arco temporale compreso tra il 1975 e il 1983 durante la grande campagna di esplorazione nazionale per la ricerca di fluidi geotermici ad alta entalpia. I pozzi penetrano nel sottosuolo a profondità eccezionali per l’epoca, variando dai 960 metri fino a superare i 3.200 metri di profondità, attraversando la spessa coltre vulcanica sabatina per raggiungere il serbatoio profondo calcareo. La maggior parte di questi pozzi si concentra nel campo geotermico di Cesano a est del Lago di Bracciano e a nord di Roma), con una forte densità all’interno e lungo i margini della Valle di Baccano, caldera vulcanica nel comune di Campagnano di Roma. I pozzi principali della serie storica sono identificati dalle sigle ufficiali del censimento minerario nazionale: Cesano 1 (C1) è il celebre “pozzo della scoperta” perforato nel 1975 fino a 1.435 metri. Fu all’epoca un successo scientifico clamoroso perché portò in superfichie fluidi caldissimi ed eccezionalmente ricchi di sali (salamoie geotermiche). Si trova a nord dell’abitato di Cesano. Ci sono poi i pozzi esplorativi Cesano 2, 3, 4, 5, 7, 8 distribuiti all’interno del bacino di Baccano e nelle aree rurali per mappare l’estensione del campo termico. A questi si aggiunge il pozzo Sabatini 5 (S5) più a ovest, verso l’area coperta dai nuovi permessi, fu spinto nel 1987 fino a ben 2.347 metri di profondità per testare le propaggini occidentali del sistema vulcanico. Questi pozzi non sono più utilizzati per la produzione elettrica tradizionale per l’altissima salinità delle acque che tendeva a ostruire le tubazioni con incrostazioni saline. Oggi sono tornati al centro dell’attenzione strategica internazionale per le salamoie a elevato tenore di litio. I campionamenti storici eseguiti dall’ENEL hanno rivelato che i fluidi profondi intrappolati in questi pozzi,in particolare nel pozzo Cesano 1, contengono concentrazioni di litio tra le più alte al mondo per questa tipologia di sorgenti.
Graziarosa Villani
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