Verrà eseguito per la prima volta dal valente ottetto vocale “Ho il cuor costante” su testo del Duca di Bracciano Paolo Giordano II Orsini (1591-1656) musicato da Carlo Rainaldi
Secondo appuntamento sabato 10 ottobre 2026 alle 21 per la seconda edizione della stagione musicale Il Delia Scala in Musica, con il concerto “A tutto madrigale” dei Cantica Jubilate Ensemble.
Anche questa volta, dopo l’incontro del 4 ottobre dedicato alla grande donna di spettacolo Delia Scala, ci si addentra nella storia di Bracciano con la riscoperta della figura del Duca Paolo Giordano II. Mecenate, poeta e letterato fu un personaggio di riferimento nella sua epoca. In lui “gareggiando egualmente la magnificenza e liberalità, lega, con queste, gli animi di ciascuno, non che de’ numerosi suoi sudditi” scriveva nel 1641 di Paolo Giordano II Orsini Francesco Angeloni ne La Historia di Terni.
Di lui verrà eseguito il componimento Ho il cuor costante musicato da Carlo Rainaldi. Come comune nelle cantate dell’epoca, il testo idealizza l’amore romantico e virtuoso. Traspare inoltre il retorico paradosso con il quale si associa il dolore spirituale con il vero amore e la gioia.
Nel corso della serata, presentata da Paola Giovani, l’attrice Carla Maglione leggerà tre sonetti da lui composti e contenuti nella raccolta edita a cura dello “stampator ducale” Andrea Fei a Bracciano nel 1648. La stagione Il Delia Scala in Musica è organizzata dal Comune di Bracciano, in collaborazione con Claudia Biadi Music Academy ETS con il contributo della Presidenza del Consiglio regionale del Lazio per la direzione artistica di Amarilli Nizza, soprano di fama internazionale. In una intervista i Cantica Jubilate Ensemble svelano i preparativi e approfondiscono le tematiche riguardanti i madrigali.
Sarete il 10 ottobre a Bracciano per l’evento musicale “A tutto madrigale”. Il vostro ensemble, otto voci, più volte si è cimentato in questo repertorio. Con quale spirito?
Affrontiamo questo repertorio con grande rispetto, ma anche con il desiderio di renderlo vivo. Il rischio, quando si parla di musica del Cinquecento e del Seicento, è quello di considerarla qualcosa da conservare in una teca. Per noi è esattamente il contrario: dietro queste pagine ci sono passioni, ironia, sensualità, dolore, gioco, sentimenti assolutamente contemporanei.
La scelta dell’ottetto ci permette inoltre di lavorare con grande attenzione sulla parola e sul rapporto tra le singole voci. Nel madrigale ogni cantante ha una responsabilità individuale, ma contemporaneamente deve diventare parte di un unico organismo. È proprio questo equilibrio tra individualità e insieme che trovo affascinante. Per Bracciano, poi, il progetto assume un significato particolare, perché una parte del repertorio ci permette di ricostruire un legame con la storia musicale degli Orsini e del territorio. Non vogliamo quindi proporre semplicemente una successione di madrigali, ma raccontare una storia attraverso la musica.
Per il pubblico di Bracciano eseguirete per la prima volta il madrigale scritto dal Duca di Bracciano Paolo Giordano Orsini II “Ho il cuor costante”, musicato da Carlo Rainaldi. Come vi siete preparati al riguardo?
È probabilmente la parte più affascinante di tutto il progetto, perché ci siamo trovati davanti non semplicemente a una partitura moderna pronta per essere eseguita, ma a un manoscritto. Ho il cuor costante, o Costanza in amore, è una composizione per voce e basso continuo di Carlo Rainaldi su un testo attribuito a Paolo Giordano II Orsini. Il manoscritto è conservato alla Biblioteca Estense di Modena e la fonte indica esplicitamente Rainaldi in relazione al Duca di Bracciano. Il nostro lavoro è partito quindi dalla fonte antica: abbiamo dovuto leggere la notazione, interpretare la chiave originale, ricostruire il rapporto tra testo e musica e riportare tutto in una forma utilizzabile oggi dagli esecutori. È stato un lavoro molto diverso dal prendere semplicemente uno spartito e iniziare le prove. Significa cercare di comprendere ciò che è scritto senza sovrapporre automaticamente alla musica antica le nostre abitudini moderne. E poi c’è un’emozione particolare: eseguire proprio a Bracciano le parole del suo Duca significa restituire quella musica al luogo al quale appartiene la sua storia. È forse questo l’aspetto che sentiamo maggiormente.
Il madrigale risponde ad una metrica precisa. Musicalmente qual è il minimo comun denominatore di questo genere?
Direi senza dubbio la parola. Nel madrigale la musica nasce dal testo e continuamente reagisce ad esso. Non si tratta semplicemente di prendere una poesia e “metterla in musica”: il compositore cerca di tradurre musicalmente il significato di ogni parola, di ogni immagine e perfino di ogni cambiamento emotivo. Se il testo parla di salire, la linea melodica può salire; se parla di dolore, l’armonia può improvvisamente diventare aspra; una parola come “sospiro” può spezzare la frase musicale; “gioia” può provocare un’esplosione delle voci. Sono quelli che chiamiamo comunemente madrigalismi. Ma al di là del singolo artificio, il principio fondamentale è uno: la musica è al servizio della parola e dell’affetto che quella parola vuole esprimere.
Ariosto, Petrarca, Monteverdi e persino Michelangelo. In tanti hanno sentito la necessità di comporre madrigali. Qual è l’essenza vera di questo genere di componimento?
Qui farei innanzitutto una piccola distinzione: Petrarca, Ariosto e Michelangelo sono soprattutto i grandi poeti ai cui testi i compositori hanno attinto; Monteverdi è invece uno dei musicisti che ha portato il madrigale alle sue conseguenze più straordinarie. Ed è proprio questo incontro tra grande poesia e musica a costituire, secondo me, l’essenza del madrigale. Il madrigale riesce a concentrare in pochi minuti un intero mondo emotivo. Amore, desiderio, lontananza, morte, natura, ironia: tutto può diventare materia musicale.
Ed è anche un genere incredibilmente libero. Attraversando il Cinquecento e arrivando al Seicento cambia continuamente pelle, fino a contribuire alla nascita di un modo nuovo di concepire la musica e il teatro musicale. In qualche modo, seguendo l’evoluzione del madrigale, possiamo assistere quasi in diretta al passaggio dal Rinascimento al Barocco.
Quali sono le difficoltà alle quali si va incontro nell’esecuzione di madrigali?
La prima difficoltà è l’intonazione. Quando si canta a cappella non esiste una rete di protezione: ogni intervallo dipende dall’ascolto degli altri e un piccolo spostamento di una voce può modificare l’equilibrio dell’intero accordo. Poi c’è il ritmo. Le voci sono fortemente indipendenti e spesso entrano una dopo l’altra, si imitano, si sovrappongono. Bisogna avere una precisione quasi geometrica senza però dare all’ascoltatore la sensazione di qualcosa di meccanico. Ma la difficoltà maggiore, per me, è un’altra: otto bravi cantanti non fanno automaticamente un buon ensemble. Bisogna rinunciare a una parte della propria individualità vocale per costruire un suono comune, pur mantenendo la capacità di emergere quando il testo lo richiede. Infine c’è la parola. Possiamo cantare tutte le note perfettamente, ma se il pubblico non percepisce il significato e l’emozione del testo abbiamo perso una parte essenziale del madrigale.
Il vostro ensemble esegue generalmente brani molto antichi ma il 31 ottobre eseguirete a Roma la Messa in latino composta da Yoichi Nakanishi. Fondere l’antico con il moderno è possibile?
Non soltanto è possibile: credo sia uno degli aspetti più interessanti del nostro lavoro. Il 31 ottobre affronteremo una composizione contemporanea di Yoichi Nakanishi su un testo che appartiene invece a una tradizione antichissima come quella della Messa latina. Ed è affascinante vedere come un compositore di oggi possa confrontarsi con parole che sono state musicate per secoli. Del resto la musica che oggi chiamiamo “antica”, quando fu composta, era musica contemporanea. Marenzio, Monteverdi o gli altri autori che affrontiamo non stavano cercando di conservare una tradizione immobile: stavano sperimentando, cercando nuovi colori, nuove armonie e nuovi modi di esprimere il testo.
Per questo non vedo antico e moderno come due mondi contrapposti. Esiste piuttosto una linea continua. Il nostro compito come interpreti è cercare di comprendere il linguaggio di ciascun compositore e restituirlo con sincerità. Se riusciamo a farlo, una pagina scritta quattrocento anni fa e una scritta nel nostro tempo possono parlare allo stesso pubblico con la stessa immediatezza.
Cantica Jubilate è un ensemble vocale formato da cantanti professionisti provenienti da alcune delle più prestigiose istituzioni musicali italiane, tra cui il Coro del Teatro dell’Opera di Roma, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e la Cappella Musicale Pontificia Sistina, riuniti sotto la direzione del maestro Carlo Alberto Gioja. Il gruppo riunisce artisti con una consolidata esperienza nel repertorio lirico, sinfonico-corale e sacro, maturata in importanti produzioni concertistiche e teatrali. Particolare attenzione è dedicata alla qualità e all’omogeneità dell’impasto vocale, alla cura stilistica e alla valorizzazione del repertorio polifonico e spirituale. Tra le esperienze dell’ensemble si segnala il concerto realizzato a Formello in formazione di ottetto vocale a cappella, nella suggestiva cornice della Chiesa di San Lorenzo, con un programma dedicato alla musica sacra e spirituale. La scelta di un organico di soli otto cantanti ha consentito di mettere particolarmente in risalto la dimensione cameristica del gruppo, l’equilibrio tra le sezioni e la duttilità delle singole voci. Il 31 ottobre 2026, Cantica Jubilate sarà protagonista a Roma di un nuovo e prestigioso appuntamento: l’ensemble sarà impegnato nella prima esecuzione nazionale della Messa in latino composta dal Maestro Yoichi Nakanishi, nuova composizione concepita per soli, coro ed ensemble d’archi. L’esecuzione, prevista presso la Basilica di San Vitale a Roma, rappresenta un ulteriore sviluppo del percorso artistico di Cantica Jubilate e della sua vocazione verso progetti originali, nuove produzioni e repertori nei quali la tradizione della musica sacra possa dialogare con la scrittura contemporanea. Cantica Jubilate si propone così come una realtà vocale professionale capace di coniugare l’esperienza dei propri interpreti con una concezione cameristica del fare musica, affrontando tanto il repertorio storico quanto nuove composizioni e prime esecuzioni.
Inizio ore 21. Ingresso libero
Prenotazioni su Eventbrite
https://www.eventbrite.it/e/a-tutto-madrigale-tickets-2001010186333
