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Acqua: Comitati contro Ato Unico e raddoppio Peschiera

Ato

Sono passati 15 anni da quel Giugno del 2011, quando la maggioranza dei cittadini italiani si espresse chiaramente attraverso un referendum: l’acqua deve essere fuori dal mercato e il profitto deve essere fuori dall’acqua.

Un Referendum rimasto disatteso anche nel nostro territorio dove il Consiglio Regionale Lazio ha approvato, senza mai darne attuazione, la Legge Regionale 5/2014 che promuove la tutela della risorsa idrica e la ripubblicizzazione del servizio idrico regionale. Oggi, guardando la realtà, non possiamo che tracciare un bilancio amaro e dichiarare che il modello di gestione privata o pubblico-privata tramite società partecipate ha fallito i suoi obiettivi dichiarati. L’esperienza di questi anni dimostra che la logica del profitto è strutturalmente incompatibile con la tutela di un diritto umano fondamentale. Le evidenze sono sotto gli occhi di tutti: Rete idrica colabrodo: nonostante le promesse di efficienza legate all’ingresso dei privati e gli investimenti del PNRR, le perdite nelle nostre condotte restano a livelli inaccettabili. Una risorsa vitale viene sprecata quotidianamente a causa di infrastrutture obsolete che non hanno ricevuto gli investimenti necessari. Servizio inefficiente: i cittadini lamentano disservizi costanti, carenza nella manutenzione, ritardi nelle risposte e, in diverse aree, criticità che costringono ancora all’uso di soluzioni emergenziali Qualità dell’acqua: diverse zone del Lazio sono interessate dalla presenza nell’acqua di inquinanti pericolosi per la salute, come arsenico e fluoruri. In molti Comuni della provincia di Viterbo sono vigenti ordinanze di non potabilità più che decennali ma il fenomeno riguarda anche diverse località dei Castelli e della provincia di Latina. Inefficienze nella depurazione e nel trattamento delle acque reflue in diverse zone della regione. Tariffe elevate: il Lazio si conferma tra le regioni italiane con le tariffe idriche più elevate. Viterbo e Frosinone risultano tra le province più care, con bollette medie che superano significativamente la media nazionale e associate a servizi inefficienti o, paradossalmente, a fornitura di acqua non potabile.  Spreco di risorse pubbliche per grandi opere: il progetto del raddoppio e di raccordo dell’acquedotto del Peschiera, gestito da Acea ATO 2 spa, che prevede un costo di almeno 1,5 miliardi di euro e una nuova condotta che dalle sorgenti del reatino raggiunga Roma e una parte della provincia di Viterbo, si ritiene sia un’opera inutile con grave impatto ambientale e benefici primari solo per il gestore. Le ulteriori captazioni di acqua potrebbero provocare seri danni alle sorgenti del Peschiera e compromettere il deflusso minimo vitale del fiume Velino come già avvenuto per il Farfa. Esistono sistemi alternativi e meno dispendiosi a partire dalla sostituzione delle condotte e delle reti vetuste già esistenti e dall’utilizzo di tecnologie di depurazione dell’acqua meno dispendiose e più efficaci di quelle in uso. Dividendi vs Investimenti: è eticamente e politicamente inaccettabile che, a fronte di un servizio inefficiente, le società di gestione continuino a produrre utili che vengono ripartiti tra i soci sotto forma di dividendi.

Quelle risorse dovrebbero essere interamente reinvestite per ammodernare le reti idriche e per ridurre le tariffe come è previsto in tutte le forme di gestione pubblica.

L’APPELLO ALLE ISTITUZIONI: La gestione dell’acqua tramite S.p.A. , pur se a partecipazione pubblica, finisce per piegarsi a logiche di bilancio che penalizzano i territori e le fasce più deboli della popolazione. L’acqua non può essere trattata come una merce perché è un diritto umano fondamentale e un bene pubblico universale che va tutelato e reso accessibile a tutti. È necessario un impegno legislativo e amministrativo immediato per la ripubblicizzazione della gestione del ciclo integrato delle acque.

LA PROPOSTA DI LEGGE SULL’ATO UNICO REGIONALE La recente proposta di legge n. 206/2025, che prevede l’istituzione di una Autorità Idrica Unica Regionale, va nella direzione opposta alla ripubblicizzazione della gestione dell’acqua e rappresenta, in realtà, un pericoloso passo verso l’accentramento decisionale e la privatizzazione del servizio idrico. L’accorpamento degli ATO provinciali in un unico ATO regionale produrrebbe un ulteriore allontanamento della gestione decisionale dai territori con una conseguente gestione romanocentrica del servizio, e l’istituzione del Gestore Unico Regionale, previsto nella proposta di legge, andrebbe a favorire gli interessi delle grandi multiutility e non quelli delle comunità locali.

Al contrario la Legge Regionale 5/2014 del 4/4/2014, avendo recepito i contenuti del Referendum del 2011, mira a garantire la gestione pubblica epartecipata del ciclo idrico, promuove la ripubblicizzazione del servizio, superando il modello privatistico in atto, organizzato sulla base di ATO provinciali, attraverso l’istituzione degli Ambiti di bacino Idrografico, capaci di restituire la gestione ai territori attraverso forme di gestione pubblica. Per i suesposti motivi, chiediamo con forza di: bloccare la proposta di legge sull’ATO Unico Regionale e arrestare ogni processo di privatizzazione mettere in atto investimenti per garantire un’acqua potabile e sicura per la salute dei cittadini nelle zone colpite da inquinamento da arsenico e fluoruri garantire controlli frequenti e trasparenza dei dati applicare tariffe adeguate con particolare attenzione alle fasce deboli sospendere il pagamento delle bollette agli utenti che non ricevono fornitura di acqua potabile rinnovare le condotte idriche obsolete e curare la manutenzione delle reti anziché finanziare grandi opere costose e dannose come il progetto del raddoppio del Peschiera. attuare la Legge Regionale Lazio n. 5/2014 per la Tutela, il governo e la gestione pubblica e partecipata. Il Referendum del 2011 non era un suggerimento ma un mandato popolare che è stato troppo a lungo ignorato. Non è più tempo di bilanci, è tempo di scelte coraggiose. L’acqua appartiene alle comunità che la abitano, non a chi vuole trasformarla in una fonte di profitto. Confidando in un segnale concreto di inversione di rotta, restiamo in attesa di urgente incontro.

COORDINAMENTO REGIONALE ACQUA PUBBLICA LAZIO Coordinamento Provinciale Acqua Pubblica Tuscia “Non ce la beviamo” Comitato Acqua Bene Comune Sabina Coordinamento provinciale Acqua Pubblica Frosinone Comitato Acqua Pubblica Lago di Bracciano Comitato Acqua Pubblica “Non ce la beviamo” Cori Balia dal collare Rieti Ass.ne PosTribù Rieti ADESIONIA.Ba.Co Associazione di Base dei Consumatori, Comitato Regionale Lazio Rifondazione Comunista Collettivo Ceccano 2030 Unione dei Comitati contro l’inceneritore USB – Unione Sindacale di Base A.S.I.A.- Associazione Inquilini e Abitanti Movimento per il diritto all’abitare Unione Inquilini

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