«Lunedì 13 luglio in Consiglio comunale abbiamo affrontato il tema della sicurezza a Lavinio Stazione, un tema che non scopriamo certo oggi: i fenomeni che osserviamo vengono da lontano, erano presenti anni fa, si sono progressivamente consolidati fino a diventare strutturali. Il problema è complesso e non può essere affrontato proponendo soluzioni semplicistiche e salvifiche.»
Lo dichiarano le consigliere comunali Tiziana D’Alfonso e Simonetta Pagliaricci di Alternativa per Anzio, ricordando come il quartiere sia stato al centro di un impegno civico e politico costante. «Da molto prima del nostro insediamento abbiamo tentato di accendere i riflettori su un quartiere che ritenevamo particolarmente fragile: abbiamo ripulito simbolicamente il piazzale della stazione sommerso dai rifiuti nelle Giornate contro il degrado; organizzato mostre fotografiche per raccontare il quartiere; abbiamo proiettato in strada – perché a Lavinio stazione una piazza non c’è – “La straordinaria storia di Lavinio”, il documentario curato dalla compianta professoressa Maria Antonietta Lozzi Bonaventura; abbiamo presentato il Progetto Lavinio, un lavoro serio e partecipato, sottoscritto da centinaia di cittadini, ancora una volta per strada, insieme ai residenti, al parroco e alle dirigenti scolastiche; abbiamo portato il Cinema in strada per presidiare spazi altrimenti abbandonati. Abbiamo consegnato petizioni dei cittadini che chiedevano attenzione per il quartiere al sindaco Bruschini, al sindaco De Angelis, abbiamo portato il commissario prefettizio Tarricone in assemblea pubblica a Lavinio stazione. Sempre inascoltati. Sempre ignorati.»
«Lavinio Stazione è diventato un “non luogo” perché qualcuno lo ha fatto diventare tale. Nato da una lottizzazione senza regole, senza spazi pubblici, senza marciapiedi, senza servizi, senza funzioni. I Piani regolatori che avrebbero dovuto mettere ordine sono stati inefficaci: il Piano regolatore del ’74 – definito dagli stessi tecnici “scandalosamente permissivo” – non ha fermato nulla: né l’edificazione selvaggia, né l’abusivismo. La Variante del 2005 è rimasta sulla carta, le sue scelte strategiche si sono rivelate fallimentari. Il quartiere è stato abbandonato. Il risultato è evidente: un territorio dove la comunità non ha avuto modo di svilupparsi, dove non si sono create relazioni, identità, servizi; un luogo dove per anni si è chiesto consenso in cambio di piccoli favori. E quando un territorio resta vuoto di funzioni e di comunità, quel vuoto lo riempie altro: degrado, marginalità, criminalità. Non dimentichiamo che Lavinio Stazione è stato uno dei quartieri maggiormente coinvolti nell’inchiesta Tritone, che ha portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose dei Comuni di Anzio e Nettuno. Diciamolo forte: Lavinio non è vittima del caso, ma di decenni di scelte sbagliate.»
Le consigliere sottolineano poi la questione sicurezza: «Oggi il quartiere fa i conti più che mai con fenomeni di criminalità. E prima di tutto serve lo Stato. L’ordine pubblico è competenza statale, non comunale. I Sindaci possono segnalare, rappresentare le preoccupazioni delle comunità, chiedere interventi, ma non possono sostituirsi allo Stato né decidere espulsioni o misure di pubblica sicurezza.
Fa impressione che proprio il Governo che ha fatto della sicurezza uno slogan continui a lasciare i territori da soli davanti a situazioni che richiedono interventi straordinari. I controlli servono, certo, ma non bastano senza procedure rapide, organici adeguati e un presidio costante delle aree più critiche. Se sono le stesse forze di polizia a chiedere rinforzi, come nella nota del Siulp del 12/07, significa che il problema è macroscopico.»
«Noi, però, non ci sottraiamo alle nostre responsabilità. Un’amministrazione comunale deve ricucire il tessuto urbano e sociale sfibrato, ridare senso e identità a un luogo che ne è stato privato. E oggi, finalmente, questo processo è iniziato. È stato dato mandato agli uffici per individuare nuove aree da destinare a piazza o spazio pubblico di aggregazione; il piazzale della Stazione è stato inserito tra i siti idonei ai bandi culturali; si è avviata la coprogettazione con associazioni giovanili per partecipare al bando regionale sul centro di aggregazione allo Zodiaco; è iniziato il ripristino del viale alberato di via di Valle Schioia nei tratti di marciapiede rifatti; è stato raggiunto un accordo con la proprietà per la sistemazione del parcheggio del Collodi, annoso punto dolente del plesso scolastico. Segnali che indicano una direzione chiara: ricostruire ciò che per decenni è stato distrutto.
Non abbiamo la bacchetta magica. Invertire una rotta intrapresa da più di mezzo secolo è un processo lento e faticoso. Ma trasformare Lavinio in un campo di battaglia politico sarebbe un errore ancora più grande: significherebbe continuare a sfruttare questo territorio e consegnare il dibattito alle narrazioni semplicistiche e strumentali. Serve lo Stato. Serve la politica seria. Serve una comunità che si riconosca. Noi continueremo a lavorare con serietà, senza slogan, con la convinzione che questo territorio possa finalmente uscire da una storia di abbandono e diventare ciò che non è mai stato: una comunità.»
Tiziana D’Alfonso
Simonetta Pagliaricci
Consigliere comunali – Alternativa per Anzio
