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Federica Torzullo: Ipotesi complice aperta. Attesa per consulenze scientifiche

Torzullo, complice

Il movente dell’omicidio di Federica Torzullo sarebbe da ricercare dalla decisione della donna di dare il via al divorzio concordato già dal 11 gennaio. Ne è convinto il procuratore della Repubblica del Tribunale di Civitavecchia Albero Liguori che in una nota del 9 febbraio e diffusa oggi fa il punto delle indagini in corsa sul femminicidio della 41enne le cui esequie si sono svolte il 7 febbraio scorso ad Anguillara. Dai due interrogatori del marito Claudio Carlomagno, reo confesso, il procuratore deduce che quella sera tra l’8 e il 9 giugno l’uomo, messo alle strette, non avrebbe retto la separazione. Un dato che lo avrebbe portato a impiegare l’arma, un coltello bilama non ancora trovato, occultato in precedenza. La donna sarebbe stata raggiunta dai fendenti – 23 coltellate secondo l’autopsia – o mentre faceva la doccia o nell’area armadio ma al riguardo non c’è alcuna certezza. Dalla nota del procuratore non si esclude la presenza di un complice sul quale si sta ancora indagando. 

Tra le questioni aperte: “Presenza di terze persone nella fase antecedente, coeva o successiva  alla consumazione del reato – scrive Liguori – tenuto conto dell’inverosimile ricostruzione fornita: solo  40 minuti per consumare il reato ed eliminare le tracce in perfetta solitudine”. 

Attese, per dirimere le questioni aperte, le prove scientifiche. “Siamo in attesa – scrive ancora – del deposito della consulenza  autoptica e di quella forense sui cellulari sequestrati”. Saranno utili per valutare se Carlomagno abbia “agito da solo dalle 6,40 alle 7,15?” e abbia “bruciato il corpo della vittima nella buca scavata o nel cassone del camion?”. 

In chiusura della nota il procuratore lancia una sorta di appello, ovvero quello di tirare fuori il figlio della coppia da tutto. 

“Rivolgendomi a tutti gli attori del processo (difensori e consulenti  dell’indagato e delle parti offese parti offese comprese, tutore e curatore del minore) e  ai media – precisa –  avverto la necessità di richiamare tutti, me compreso, ad una sorta di self-restraint e di valutare attentamente il contenuto delle informazioni acquisite e veicolate  all’esterno e che siano rispettose della privacy del minore”. 

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